• Elia Landolfi

PLUS HOMO

Aggiornato il: 20 ott 2020

Corriamo. Corriamo. E poi? Quando finalmente ci fermiamo ci manca qualcosa. Cosa? Non riusciamo a risponderci. Allora cerchiamo una distrazione mentre attendiamo di tornare a correre. Cos’è la vita? Una corsa? No, ci dev’essere dell’altro. Cos’è l’uomo? Un obbediente esecutore? No, ci dev’essere di più. L’uomo comunemente inteso non può che essere un cucciolo spaesato di qualcosa di maggiore. Solchiamo i mari, fendiamo i cieli e trivelliamo la terra. Spacchiamo montagne, spezziamo atomi e abbattiamo foreste. Innalziamo grattacieli, costruiamo autostrade e fabbrichiamo missili. Però fatichiamo a sostenere uno sguardo fermo, ci contorciamo per una critica e non siamo in grado di esprimere emozioni positive senza scadere nell’esagerazione o nell’imbarazzo. Siamo ad un pollice di distanza dal mondo intero eppure ci dimentichiamo del nostro vicino. Abbiamo accesso diretto e istantaneo a qualsiasi informazione ma non sappiamo rispondere ad un semplice “come stai?”. Se vi chiedessi chi siete non sapreste rispondermi che con sterili titoli o viziati aggettivi. Beh, voglio ricordarvi una cosa: morirete. Non sappiamo quando, né come, né dove, ma sappiamo per certo che accadrà. Ci siamo persi nella vita e nel mondo, nella morte ci ritroveremo. Ma cosa ritroveremo? Una carcassa morente, un cuore straziato e una mente confusa. Bilancio finale: negativo. Che poi sia davvero tutto finito o meno non è la priorità. Possibile che tutta la vita si riduca ad una lunga e affannosa corsa verso la fine della sofferenza? No, non è possibile. Alcuni per giustificarsi immaginano fantasiosi scenari post-mortem con cui si convincono sia sufficiente tenere duro. Altri soffocano il pensiero nel cibo, nell’alcool o nel sesso. Altri si rintanano nello studio, nello sport o in altre passioni. Altri ancora trovano il conforto nella compagnia, nell’amore o nella famiglia. Altri si rincuorano con la fama, i soldi e i vaneggiamenti. Pochi ammettono a sé stessi l’incolmabilità della propria insoddisfazione. Pochissimi la accettano e decidono di mettersi coraggiosamente alla ricerca della sua origine. Tra questi, i più fortunati ritrovano sé stessi prima della morte e permettono alla propria umanità e alla propria vita di sbocciare in loro. Chi ritorna vittorioso da questo viaggio ha qualcosa di più, ma, soprattutto, è qualcosa di più. Rispetto all’homo sapiens ordinario, se volete possiamo chiamarlo plus homo.




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