• Elia Landolfi

MEMENTO MORI

Aggiornamento: 20 ott 2020

Chadwick Boseman, 43 anni, attore di successo (Black Panther), producer e scrittore, amato e stimato ieri è morto di cancro. Poco più di un anno fa David, ragazzo di Padova di sedici anni, sportivo e in piena salute, una notte non si è svegliato.


Il problema non è il COVID19, il problema è che viviamo dimentichi del fatto che NESSUNO può sfuggire la morte. Banalizzare l’ineluttabilità della morte non è altro che una sudicia maschera della codardia, che ci condanna a vivere in una continua corsa verso qualcosa, pur di sfuggire al presente.


I frati trappisti ad ogni incontro si salutavano con le parole “memento mori”, ricordati della morte. Probabilmente il saluto più dolce che sia mai stato usato. Ricordarsi della morte significa vivere il momento come se fosse l’ultimo, senza aspettative e senza rimpianti, in modo totalmente autentico e presente. In altre parole, significa vivere davvero.


Non possiamo permetterci di vivere in funzione di quelli che dovrebbero essere semplici strumenti per facilitarci l’esperienza di vita. Soldi, averi, titoli, fama e riconoscimento sono solo configurazioni temporanee ed effimere di una minima parte del nostro essere-nel-mondo. Ben prima di quelli dobbiamo preoccuparci della nostra Salute vera, nel corpo e nel cuore. La mente è un ottimo strumento a tal proposito, ma si lascia facilmente sedurre dal “nemico”. Dobbiamo prendere in mano le redini della nostra vita e con esse la libertà e la responsabilità di cambiare.


Nessuno ci chiede di fare tutto da soli, oggi abbiamo strumenti che mai sono stati a disposizione. Per conoscere le scienze comuni tutti cerchiamo l’università migliore, allo stesso modo non dovremmo in alcun modo temere di cercare qualcuno che possa guidarci verso la Presenza e la Vita.


D’altronde, per essere umani ci vuole coraggio. Ma fa parte di noi.





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